GRANDI MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA: LÁSZLÓ MOHOLY NAGY A PALAZZO FALCONIERI A ROMA

GRANDI MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA. LÁSZLÓ MOHOLY-NAGY
Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri, Via Giulia 1
fino al 28 febbraio 2026

Nella splendida cornice di Palazzo Falconieri in via Giulia a Roma l’Accademia di Ungheria prosegue con la serie Grandi Maestri della Fotografia. Dopo Robert Capa e André Kertész, la rassegna rende omaggio a un altro illustre artista di origine ungherese: László Moholy‑Nagy, uno dei protagonisti più versatili e influenti del Novecento.

La mostra, realizzata in collaborazione con il Robert Capa Contemporary Photography Center di Budapest e con il sostegno del Ministero della Cultura e Innovazione ungherese, presenta circa sessanta opere selezionate dalla Collezione della Fondazione Moholy‑Nagy. L’esposizione è arricchita da fotografie legate alla sua vita, estratti dei suoi film e installazioni che ne raccontano la ricerca artistica.

La struttura dell’allestimento si ispira al linguaggio formale del Bauhaus: un grande pannello luminoso retrostante illumina le immagini stampate su superfici trasparenti. Saranno visibili il suo studio (con Lucia Moholy‑Nagy) a Dessau nel 1926, il suo ufficio di Chicago nel 1937, l’allestimento di una mostra a Brno nel 1935, scenografie e bozzetti per spettacoli teatrali, nonché un copione cinematografico disegnato. La mostra, realizzata in collaborazione con il Robert Capa Contemporary Photography Center di Budapest e sostenuta dal Ministero della Cultura e Innovazione ungherese, raccoglie circa sessanta opere provenienti dalla Collezione della Fondazione Moholy-Nagy. Accanto ai lavori più noti, l’esposizione presenta anche fotografie private, estratti cinematografici e installazioni che restituiscono la varietà dei linguaggi esplorati dall’artista.

Il percorso espositivo è concepito come un omaggio allo stile Bauhaus, che Moholy-Nagy contribuì a definire: un grande pannello luminoso retrostante illumina immagini stampate su superfici trasparenti, creando un ambiente visivo dinamico e attraversato dalla luce, elemento centrale nella sua poetica. Tra i materiali in mostra compaiono lo studio di Dessau condiviso con Lucia Moholy nel 1926, l’ufficio di Chicago del 1937, documenti dell’esposizione progettata a Brno nel 1935 e scenografie, bozzetti e perfino un copione cinematografico illustrato. L’allestimento mette in evidenza come la celebre “nuova visione” dell’artista permei tutta la sua produzione: dai film alle fotografie, dai fotogrammi astratti ai collage, ogni medium diventa un territorio di sperimentazione connesso agli altri in un unico flusso creativo. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2026.

Una risonanza contemporanea

A dialogare con la retrospettiva, gli ambienti del Piano Nobile del Palazzo Falconieri ospitano la mostra parallela “Risonanza – in omaggio a László Moholy-Nagy”, a cura di Pál Németh. Sei artisti contemporanei – Zsolt Gyenes, Anita Egle, Ferenc Forrai, Olívia Zséger, Márta Krámli e Balázs Veres – presentano opere che, pur diverse per linguaggio e ricerca, si accordano spontaneamente all’eredità di Moholy-Nagy, generando un dialogo che ne attualizza la visione.

Palazzo Falconieri in Via Giulia a Roma

Palazzo Falconieri, oggi sede dell’Accademia d’Ungheria, sorge sui resti di un antico porto fluviale, posto sulla riva sinistra del Tevere. Distrutto, molto probabilmente in seguito alla sistemazione urbanistica voluta da Giulio II all’inizio del XVI secolo, il porto è oggi parzialmente conservato nei sotterranei dell’edificio.

Via Giulia, tra le più belle ed eleganti di Roma, prende il nome dal pontefice che, dal 1508, decise di trasformare la medievale e scomoda via magistralis, in una nuova arteria in grado di collegare Ponte Sisto con il Ponte degli Angeli.

La realizzazione del progetto di costruzione della Strada Giulia, fu affidato a Donato Bramante, con l’incarico di “indirizzare” la via, vale a dire di disegnarla come un lungo rettilineo, sul quale edificare per primo il grandioso palazzo dei tribunali.

Il palazzo posto al “principio” di via Giulia nel 1574 fu acquistato dalla famiglia Odescalchi per poi passare poi al Cardinale Paleotti e nel 1606 a Mario Farnese.

Nel 1638 l’edificio fu venduto, al prezzo di 19.000 scudi, ai Falconieri, famiglia di origine fiorentina, nota dal XIII secolo, trapiantatasi a Roma nel XVII secolo e salita a grande ricchezza con l’appalto delle gabelle del sale.

Tra il 1646 e il 1649, Borromini, su incarico di Orazio Falconieri, ampliò il palazzo aggiungendo sulla destra della facciata un portone cieco, simmetrico e simile a quello originario, su cui è un falco simbolo dei Falconieri, e altre tre finestre. Le estremità furono decorate con due erme colossali a testa di falco e seni femminili, allusione forse alla bellezza delle donne Falconieri. Dalla parte verso il Tevere fu aggiunta una nuova ala, con una loggia a tre archi terminante con una balaustra ornata di erme bifronti, che alludono al movimento annuale del sole e della luna.

La scala a sinistra dell’ingresso compiuta nell’Ottocento consente l’accesso al piano superiore dove alcune sale conservano sulla volta la ricca decorazione in stucco concepita da Borromini per i Falconieri. Gli stucchi, dal forte contenuto simbolico, sono stati dorati nel Settecento, in occasione delle nozze di Costanza Falconieri con Luigi Braschi, nipote di papa Pio VI.

Estintasi la famiglia Falconieri nel 1865, il palazzo fu venduto ai Medici del Vascello. Nel 1890, in seguito ai lavori per la realizzazione dei muraglioni di Lungotevere, la parte verso il fiume subì notevoli modifiche. Acquistato dall’ungherese Vilmos Frankoi, fondatore dell’Istituto Storico-Geografico, fu ceduto nel 1927 al governo ungherese; dal 1928 vi ha sede l’Accademia di Ungheria. L’Accademia possiede una biblioteca specializzata di più di 20.000 volumi e organizza corsi di lingua ungherese.

Recentemente sono stati conclusi i lavori di ristrutturazione interna dell’edificio come pure il restauro delle facciate e della loggia borrominiana