Prima delle Terme di Caracalla, una Domus piena di segreti

Giove e Anubi nella domus di Vigna Guidi

Colori rari e preziosi, come il rosso cinabro e il blu egizio, furono usati per gli affreschi della domus di Vigna Guidi, un piccolo gioiello di età adrianea parzialmente distrutto per la costruzione dei bagni più grandi e magnifici dell’Urbe, le Terme di Caracalla, intorno al 206 d.C. Riscoperta a metà dell’Ottocento, a poca distanza dalla palestra orientale delle Terme, poi nuovamente coperta e riportata alla luce negli anni Settanta, la domus al termine di un lungo e attento intervento di restauro, con un allestimento suggestivo che amplia l’offerta di visita delle Terme di Caracalla. L’ edificio era situato in un quartiere che agli inizi del III secolo venne distrutto per far spazio alle Terme di Caracalla. Il visitatore, oltre alla bellezza e all’interesse di queste pitture, potrà cogliere un pezzo di storia e le trasformazioni della città antica.

Il nome del suo proprietario è ignoto ma i misteri e le meraviglie della casa non finiscono qui, a cominciare dall’articolazione dell’edificio: una domus signorile al piano terra e al primo piano, con appartamenti di classe medio-alta ai piani superiori e una bottega affacciata sulla strada. Ma ancora più sorprendenti sono i suoi affreschi. In quella che con ogni probabilità era una stanza dedicata al culto domestico, di fronte alle classiche divinità romane (la triade capitolina con Giove, Giunone e Minerva) vediamo infatti comparire le sagome di Iside, Anubi e forse Serapide: una testimonianza del sincretismo religioso dell’epoca che è però un unicum nell’arte romana.

DOMUS AUREA: Rivivi i fasti di Roma, visitando la reggia di Nerone.

L’imperatore Nerone dopo il devastante incendio del 64 d.C., che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza, che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea.

Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali del palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione in cui a stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendeva, tra l’altro, bagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, tra cui la famosa coenatio rotunda, che ruotava su se stessa, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole. La casa d’oro, la grandiosa residenza imperiale concepita da Nerone, si estendeva su oltre 50 ettari, forse quasi 80 – superficie che corrisponderebbe a un’ottantina di campi da calcio. Se si confronta questa cifra con i 426 ettari che al tempo occupava la città dentro le mura, ci si può fare un’idea della grandiosità del progetto e dell’aspirazione smisurata dell’imperatore a impossessarsi dello spazio cittadino. Si capisce anche perché il popolo romano vi vedesse un’usurpazione imperdonabile: a cosa sarebbe dovuta servire una casa con più di 300 stanze? Si trattava banalmente di una dimostrazione di potere.

Lo storico Svetonio, apertamente contrario al faraonico progetto, scrisse che una volta terminati i lavori, Nerone inaugurò la dimora esclamando che finalmente avrebbe potuto vivere «come si addice a un uomo». Sembra l’affermazione di un megalomane, ma in realtà rispondeva a un’antica tradizione romana secondo la quale un nobile era ciò che dimostrava di essere, e la domus, la sua abitazione, doveva costituire un domicilio degno della posizione sociale da lui occupata.

Ispirazione orientale

Nell’ultimo secolo e mezzo Roma aveva già visto la costruzione di grandi edifici, ma nessuno era paragonabile a quello di Nerone. Le dimore dei cesari Augusto e Tiberio sul colle Palatino, dove sorgevano le residenze imperiali, non erano molto diverse dalle abitazioni aristocratiche repubblicane. Giulio Cesare e Augusto avevano preferito costruire fori pubblici: volevano dimostrare di pensare prima al popolo romano che a loro stessi. All’inizio dell’impero le domus dei sovrani non erano dei palazzi. Difatti il termine palatium, derivato dallo stesso Palatino, inizierà a essere usato solo tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C.

Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici.

Le parti oggi visitabili sono quelle sul colle Oppio: ambienti probabilmente destinati a feste e banchetti che furono interrati rimanendo sconosciuti sino al Rinascimento. Solo allora, dopo alcuni ritrovamenti fortuiti, artisti appassionati di antichità come Pinturicchio, Ghirlandaio, Raffaello e Giulio Romano iniziarono a calarsi dall’alto in quelle “grotte sotterranee”, per copiare i motivi decorativi che esse conservavano e che, proprio dalla loro collocazione, presero il nome di “grottesche”. Ancor oggi il termine di “pittura a grottesche” è utilizzato per indicare un genere, diffuso soprattutto nel XVI secolo, che riprende, rielaborandoli e reinterpretandoli in maniera ludica e fantasiosa, i motivi della decorazione parietale romana.

Domus Aurea Experience
“[…] Un palazzo dove non destavano meraviglia solo l’oro e le pietre preziose, che costituivano ormai un lusso consueto, ma campi, laghi, distese di boschi, spazi aperti e panorami”: così lo storico romano Tacito descrive la nuova straordinaria dimora che Nerone si era fatto costruire in soli quattro anni sulle rovine della Domus Transitoria, e che faceva parte dell’ambizioso progetto di rinnovamento urbanistico di Roma voluto dall’imperatore “artista e poeta”.

In attesa del completamento del restauro, la Domus Aurea rivive grazie alla tecnologia multimediale di ultima generazione: è un vero e proprio viaggio nel tempo che, tra video racconto e realtà virtuale, permette al pubblico di passeggiare per 75 minuti negli ambienti originari del palazzo, ammirarne il portico, le ricche stanze, lo sfarzo generale e quella cura dei dettagli raccontata da Tacito, godere del giardino e della vista sul Palatino fra gorgoglii d’acqua delle fontane, donne dai lunghi pepli, colonnati maestosi, giochi di luci e voli di uccellini, triclini e cesti di frutta.

Il percorso di visita, lungo circa 12 tappe, è infatti potenziato e arricchito da nuovi strumenti di ausilio: speciali effetti di luci nei punti più significativi, proiezione emozionale sulla storia della Domus Aurea, pannelli ricostruttivi illuminati, videomapping della galleria di ingresso e installazioni in realtà virtuale che offrono la ricostruzione della Sala della Volta dorata così come si doveva presentare al tempo di Nerone, per un’esperienza completamente immersiva. Guardando in direzione della grande apertura a Sud, sarà inoltre possibile gettare lo sguardo all’esterno, verso i lussuosi giardini del padiglione di Colle Oppio e, in lontananza, verso gli altri monumenti che componevano la Domus Aurea

Biglietto con percorso didattico e realtà virtuale € 26.00

Solo biglietto per i turni di visita non guidati delle ore 13.00 e 17.00
Intero € 18.00 | Ridotto € 2.00

La Domus Aurea è aperta nei giorni di venerdì, sabato e domenica

Le visite sono previste ogni 15 minuti dalle ore 9.15 alle ore 17.00.

SITO: colosseo.it/biglietti/domus-aurea/

Ingresso da via della Domus Aurea

La Domus Aurea è chiusa la prima domenica di ogni mese


PALAZZO MASSIMO: CAPOLAVORI DELLA PRODUZIONE ARTISTICA DEL MONDO ROMANO

Ispirato ai grandiosi palazzi cinquecenteschi, Palazzo Massimo fu edificato tra il 1883 e il 1887 dal padre gesuita Massimiliano Massimo, su progetto di Camillo Pistrucci, per ospitare la nuova sede del Collegio dei Gesuiti.  Nel 1981 il Palazzo fu acquisto dallo Stato per diventare una delle nuove sedi del Museo Nazionale Romano. Attraversare le sale di Palazzo Massimo è oggi come sfogliare le pagine di un libro meraviglioso. Tra i suoi quattro piani si incontrano alcuni tra i maggiori capolavori dell’intera produzione artistica del mondo romano: sculture, rilievi, affreschi, mosaici, stucchi e sarcofagi, provenienti, come tutto il patrimonio del Museo Nazionale Romano, dagli scavi effettuati a Roma e nel territorio circostante a partire dal 1870.

RITRATTI

Ad aprire il percorso di visita è il tema del ritratto e della sua evoluzione, dall’uso esclusivo da parte de cittadini più illustri in età arcaica, all’ampia diffusione di esso presso la popolazione dei liberti, dai ritratti di matrice greca, come quello di Alessandro Magno, a quelli di semplici cittadini romani desiderosi di autocelebrazione a fine repubblica, come il Generale di Tivoli, alle nuove forme di ritratto legate alla nascita dell’Impero, come Augusto in veste di pontefice massimo.

Quasi come in una delle gallerie di famiglia che, nelle case dei Romani, accostavano gli antenati ai membri più giovani, perpetuando la memoria e le virtù familiari, molte sale di Palazzo Massimo sono dedicate ai volti di uomini e donne, spesso senza nome, che affidarono al marmo il ricordo di sé. Nell’accostamento di questi volti si incontrano i diversi modi di concepire il ritratto, da quello di matrice greca, fortemente idealizzato, a quello romano, realistico al punto da farne risalire le origini alle maschere funerarie di cera che si usava realizzare sui volti dei defunti.

SCULTURE: MARMO, BRONZO E AVAORIO

 Originali greci in marmo, come la Niobide dagli Horti Sallustiani, e in bronzo, come il Pugilatore e il Principe ellenistico dalle Terme di Costantino, esemplificano invece i modelli dell’arte greca giunta a Roma con le guerre di conquista. Il primo piano, nel proseguire il racconto della ritrattistica di età imperiale, mostra il gusto dei Romani per le rielaborazioni e copie delle sculture ideali come il Discobolo di Mirone, presente nelle due note riproduzioni del Discobolo Lancellotti e di Castel Porziano, l’Ermafrodito dormiente, l’Afrodite al bagno e le innumerevoli opere raffiguranti divinità e personaggi mitologici. 

MARMO

Tra i bottini delle guerre di conquista, i Romani riportarono numerose opere d’arte. Entrati in contatto con l’arte e con la cultura greca, non seppero più farne a meno al punto di dire che la Grecia, catturata, catturò a sua volta Roma, il suo stesso vincitore. Le sculture trovarono posto negli spazi pubblici e, in particolare, nelle residenze delle famiglie più importanti. Nacque così il gusto delle collezioni, costituite realizzando copie e rielaborazioni in marmo delle più celebri sculture greche. La nostra conoscenza di quelle opere si deve proprio al desiderio di emulazione che i Romani svilupparono per quel mondo intriso di cultura e di ideali.

BRONZO

I bronzi ellenistici

Testimonianza unica dell’altissimo livello della statuaria in bronzo, le sculture rappresentano la perfetta fusione tra l’arte ideale e la ritrattistica di età ellenistica.

Statua del pugilatore seduto

La scultura ritrae con crudo realismo un pugilatore a riposo al termine di un combattimento. Segni di lesioni sul corpo e sul volto sono colorati attraverso il ricorso al rame rosso mettendo in risalto le ferite da cui cadono, sul corpo, piccole gocce di sangue.

Statua del cosiddetto
Principe ellenistico

Vigoroso e robusto, il personaggio maschile è ritratto in nudità eroica; l’aspetto solenne, caratterizzato da tratti virtuosistici come la resa della barba, sottilmente incisa a bulino, hanno tradizionalmente identificato la statua con il ritratto di un dinasta ellenistico o di un generale romano vittorioso.

AVORIO

Il volto d’avorio

Raro e pregiato, l’avorio era usato per evocare l’incarnato delle divinità in statue di culto dalle vesti dorate, come in questo preziosissimo reperto sottratto al mercato clandestino.

MOSAICI, AFFRESCHI E STUCCHI

 Il secondo piano è interamente dedicato agli affreschi, agli stucchi e ai mosaici. Fondamentali per afferrare pienamente il gusto e il senso estetico dell’aristocrazia romana sono le superbe decorazioni parietali di importanti complessi archeologici, come la Villa di Livia a Prima Porta, la Villa della Farnesina a Trastevere e la Villa di Termini.

Ampliare gli spazi creando prospettive illusionistiche e scenari fantastici: questo era il senso delle decorazioni ad affresco, a stucco e a mosaico delle sontuose residenze urbane e suburbane appartenute a imperatori e a membri dell’alta società del mondo romano. Palazzo Massimo dedica un intero piano ad alcuni dei più raffinati capolavori dei rivestimenti pittorici e a mosaico dell’arte romana. Cicli di affreschi e di mosaici, provenienti da interi complessi residenziali, sono qui esposti nelle ricostruzioni degli ambienti originari da cui furono distaccati nel secolo scorso, permettendo oggi di osservarli e viverli come negli spazi ai quali erano destinati.

I COLORI DI ROMA

Palazzo Massimo svela al visitatore tutta la vividezza dei colori che i Romani, come già i Greci, amavano impiegare per mettere in risalto i dettagli dei protagonisti del loro tempo e per decorare le loro dimore.

La statua in bronzo del Pugilatore mostra ancora le tracce del rame rosso con cui erano evidenziate le ferite; tracce di porpora, colore imperiale per eccellenza, sono visibili sulla toga e sulla base della statua di Augusto Pontefice Massimo, mentre l’oro ricopre il volto eroico di Alessandro Magno.

Ma la massima percezione dei colori utilizzati in antico si coglie passeggiando tra le sale del secondo piano, immergendosi nel giardino lussureggiante della Villa di Livia o entrando nelle splendide stanze della Villa della Farnesina che, con pitture, stucchi e mosaici, rivela al visitatore gli spazi quotidiani di una dimora imperiale. E così anche i numerosi pavimenti a mosaico, ritrovati negli ambienti di rappresentanza delle grandi domus e nelle ville, mostrano i temi utilizzati per decorare queste dimore: gli atleti vincitori, le immagini del lontano Egitto, raffigurazioni di stagioni, elementi del cosmo e divinità.​

IL MEDAGLIERE

Il piano interrato propone una selezione dalle collezioni del Medagliere del Museo Nazionale Romano ed è dedicato all’economia e all’utilizzo del denaro, rivisitati attraverso l’esposizione di monete, gioielli, preziose suppellettili e documenti relativi al costo della vita quotidiana.

Palazzo Massimo

Largo di Villa Peretti, 2
00185 Roma

Orari

Dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.00

La biglietteria chiude alle ore 18.00

Scopri il Museo Nazionale Romano

Quattro sedi, un’unica grande storia di cultura


Il Museo Nazionale Romano fu istituito il 7 marzo del 1889.

La creazione di un “Museo delle Antichità nella Capitale del Regno” fu un’esigenza avvertita non appena Roma divenne la Capitale d’Italia nel 1870. Con l’espansione urbanistica volta ad adeguare la città al suo nuovo ruolo di capitale, si rinvennero numerose opere, spesso di eccezionale valore artistico; si confermava così la necessità di realizzare un museo in cui esporre e raccontare la grandezza del passato celebrando l’ambizione di un Paese finalmente unito.

La scelta cadde sulle Terme di Diocleziano e su parte del chiostro michelangiolesco, già utilizzato come deposito dei materiali archeologici rinvenuti nel corso della costruzione del vicino Ministero delle Finanze. 

Un nuovo capitolo della storia del Museo si aprì agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso. Grazie alla Legge speciale per le antichità di Roma del 1981 furono acquistati Palazzo Altemps, Palazzo Massimo e l’intero isolato della Crypta Balbi, mentre le Terme di Diocleziano furono interessate da importanti lavori di restauro. Il Museo fu quindi riorganizzato in quattro sedi, ognuna con la propria specificità: Palazzo Altemps, aristocratica dimora cinquecentesca, fu dedicato alle collezioni storiche e al racconto del collezionismo mentre a Palazzo Massimo furono esposti i capolavori della produzione artistica romana rinvenuti nella città di Roma e del suo territorio. Le Terme di Diocleziano, con i suoi monumentali spazi, accolsero il Museo della Comunicazione Scritta dei Romani e il Museo di Protostoria dei Popoli Latini. A seguito di una sistematica ricerca archeologica, fu allestita la sede della Crypta Balbi e la relativa area archeologica. A Palazzo Massimo fu inoltre trasferito alla fine degli anni Novanta il Medagliere del Museo Nazionale Romano, istituito alla fine dell’Ottocento per raccogliere i materiali numismatici provenienti dal territorio di Roma e del Lazio, e giunto a contare oggi nelle proprie collezioni oltre mezzo milione di pezzi. L’organizzazione in quattro sedi è stata mantenuta anche con il DM del 23 gennaio 2016, che ha reso il Museo Nazionale Romano uno degli istituti di rilevante interesse nazionale, dotato di autonomia speciale.

MUSEO NAZIONALE ROMANO

sito: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/

Palazzo Altemps

Piazza di S. Apollinare, 46
00186 Roma

Orari

Dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.00

La biglietteria chiude alle ore 18.00

sito: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-altemps/

Palazzo Massimo

Largo di Villa Peretti, 2
00185 Roma

Orari

Dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.00

La biglietteria chiude alle ore 18.00

sito: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-massimo/

Terme di Diocleziano

Via Enrico de Nicola, 78
00185 Roma

Orari

Dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.00

La biglietteria chiude alle ore 18.00

sito: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/terme-di-diocleziano/

Crypta Balbi

Via delle Botteghe Oscure, 31
00186 Roma

Orari

TEMPORANEAMENTE CHIUSO AL PUBBLICO

A partire dal 9 gennaio 2023 la sede di Crypta Balbi è chiusa al pubblico per i lavori legati alla realizzazione del grande progetto URBS: dalla città alla campagna romana

sito: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/crypta-balbi/

Museo dell’Arte Salvata

Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
Via Giuseppe Romita, 8 – Roma

Orari

Temporaneamente chiuso al pubblico per i lavori di Riqualificazione urbana di piazza dei Cinquecento e delle aree adiacenti nel quadro del Programma degli interventi essenziali ed indifferibili nella città di Roma in preparazione del Giubileo 2025

I MERCATI DI TRAIANO

Una finestra… sui Fori Imperiali

I Mercati di Traiano sono un complesso archeologico dalle caratteristiche assolutamente uniche a Roma e nel mondo; rappresentano infatti un “quartiere” che ha vissuto l’evoluzione della città dall’età imperiale ai giorni nostri, costantemente riutilizzato e trasformato: da centro amministrativo strategico dei Fori imperiali, a residenza nobiliare, a fortezza militare, a sede prestigiosa di convento, a caserma…in un continuo divenire, che si avverte nelle trasformazioni architettoniche e nei segni delle diverse “mani” che nelle differenti epoche hanno riadattato il complesso alle varie funzioni, per giungere fino ai nostri giorni e avviarsi ad una nuova “stagione” di vita.

MUSEO DEI FORI IMPERIALI

Il complesso traianeo oggi si trova in un punto strategico della città moderna su una linea culturale ideale che lo collega da un lato al grande polo museale del Campidoglio, al Museo Archeologico Nazionale, dall’altro all’area archeologica centrale – Colosseo, Foro Romano e Palatino, Fori Imperiali – rendendolo così permeabile alla città antica come a quella moderna.
Proprio in virtù di questa ambivalenza di contenitore della propria storia e della storia della città, nei Mercati di Traiano è stato progettato il Museo dedicata ai Fori Imperial, dei quali essi erano parte integrante, non come “centro commerciale” (secondo la letteratura archeologica passata), ma quale insieme di edifici destinati ad amministrare attività e funzionamento del più grande e famoso dei Fori, quello voluto dall’imperatore Traiano. Il museo desidera far percepire al visitatore la complessità del cantiere antico e l’ambiente reale, ovvero le attività che si svolgevano nei Fori, le persone che li frequentavano, in altre parole riprodurre la vita reale negli spazi reali, grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie. L’area doveva ospitare magazzini, negozi e uffici dell’amministrazione imperiale e servire ad altri scopi commerciali e amministrativi. Il monumento, denominato Mercati di Traiano in occasione della riscoperta negli anni 1926-1934, si articola su edifici distinti da strade su 6 livelli lungo le pendici del colle Quirinale, che sostruisce con il Grande Emiciclo, rivolto verso il Foro di Traiano.

Inaugurato nell’autunno 2007, il Museo dei Fori Imperiali, costituisce il primo museo di architettura antica, ed è legato topograficamente e concettualmente al grandioso sistema urbanistico dei Fori Imperiali: di Cesare (46 a.C.), di Augusto (2 a.C.), del Tempio della Pace (75 d.C.), di Nerva (97 d.C.) e di Traiano (112 e 113 d.C.). Il Museo occupa gli edifici della Grande Aula e del Corpo Centrale e comprende il Grande Emiciclo con la sezione del Foro di Traiano. Il percorso intende restituire al visitatore la visione “finale” originale degli edifici dell’area dei fori, permettendogli quella percezione della “città” antica, ovvero tecniche di costruzione, lo splendore della decorazione scultoreo-architettonica dei fori, e le attività che vi si svolgevano, le persone che li frequentavano, in altre parole la vita reale negli spazi reali, che per quanto possa essere forte la suggestione nell’attraversare le grandi aree archeologiche rimane limitata.

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Via Quattro Novembre 94 – 00187 Roma

Sito Ufficiale: www.mercatiditraiano.it

Orario

Tutti i giorni 9.30-19.30
24 e 31 dicembre 9.30-14.00
1° gennaio 2025 11.00-20.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Giorni di chiusura
1 maggio e 25 dicembre

Call center 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Email info@mercatiditraiano.it 

INGRESSO ORDINARIO IN ASSENZA DI MOSTRE

Biglietto solo Museo
Preacquisto ONLINE
 o presso la biglietteria del Museo (solo per i giorni successivi e solo con carta di credito) con diritto di prevendita € 1. Acquisto in biglietteria (in contanti o con carta di credito, senza diritto di prevendita) per il giorno stesso:
Intero € 15,00
Ridotto € 9,50
Per i residenti in Roma Capitale e nell’area metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza):
Intero € 10,50
Ridotto € 8,50