Dicembre 20, 2025

I più bei presepi a Roma

Il presepe è una grande e antica tradizione italiana e cristiana, nata nel 1223 con San Francesco d’Assisi a Greccio, che rievocò per primo la nascita di Gesù. Da quella notte la rappresentazione della natività è diventata molto più di un addobbo natalizio il simbolo del natale, denso di significato, che unisce devozione, arte e cultura popolare. Roma vanta un patrimonio di presepi ricchissimo dalle piazze alle basiliche più prestigiose fino alle rappresentazioni custodite nelle piccole chiese tutti da scoprire.

Ecco alcuni tra i presepi più belli:

Settecento Napoletano nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano

E’ un luogo di grande significato archeologico che custodisce la prima sorpresa: un magnifico e permanente presepe napoletano del Settecento. Dedicata ai due fratelli medici martirizzati nel 303 d.C., la Basilica dei Santi Cosma e Damiano nasce nel VI secolo dalla fusione di due edifici classici: una delle due biblioteche del Foro della Pace e la rotonda del cosiddetto Tempio del Divo Romolo. Originariamente, l’accesso avveniva dalla Via Sacra, attraverso il portale del Tempio del Divo Romolo. Oggi, invece, si può accedere da via dei Fori Imperiali, attraverso un atrio sul quale si affaccia un tratto della parete in opus quadratum dell’antica Bibliotheca Pacis.

Nel chiostro dei SS. Cosma e Damiano è possibile visitare per tutto  l’anno uno dei presepi più belli e completi di Roma, fedele alla tradizione napoletana settecentesca, donato alla chiesa nel 1939 da Cataldo Perricelli, un cittadino di origine napoletana. Nel 1988, al presepe furono sottratti alcuni pezzi. L’opera, restaurata e integrata da Giulio Strauss, è tornata visibile al pubblico nel 1994.

Il presepe napoletano nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano si distingue per la qualità artigianale delle sue statuine. Il corpo è costituito da un manichino di stoppa con la testa, le mani e i piedi in terracotta. Le parti in terracotta venivano dipinte a mano e arricchite con abiti di stoffa, le cui riproduzioni  sono  frutto di uno studio attento e minuzioso dei costumi e delle tradizioni popolari dell’epoca. I personaggi (chiamati pastori nella tradizione napoletana, pupazzi o pupazzetti nella tradizione romana), alti circa 30-40 centimetri, sono disposte in una scenografia che include montagne, ruscelli, edifici e scorci di vita popolare, una riproduzione minuziosa della vita napoletana del Settecento. Una delle curiosità più interessanti di questo presepe è la cura con cui gli artigiani ricreano le espressioni facciali e i gesti dei personaggi, conferendo a ciascuno una personalità unica. Il presepe si arricchisce per la minuziosa cura dei particolari, nella riproduzione di quei piccoli oggetti di vita quotidiana che si definiscono appunto “minuterie”.

Tra le figure più affascinanti si trovano il “pastore dormiente” e la “zingara”, figure che, secondo la tradizione napoletana, rappresentano l’attesa e il mistero del Natale. Il pastore dormiente, chiamato “Benino”, simboleggia il sogno dell’umanità in attesa della salvezza, mentre la zingara, che deriva dalle antiche Sibille, unisce profezia e presagio. In questo caso la sua presenza è simbolo del dramma di Cristo. Infatti porta con sé un cesto di arnesi usati per forgiare i chiodi della crocifissione.

La Nascita di Gesù come da tradizione napoletana avviene all’interno di un “castello” cioè su un’altura decorata con colonne e ruderi antichi, simbolo dell’antica civiltà pagana. Forse l’artista che lo realizzò ebbe presente gli antichi edifici del Foro Romano, visto che la famiglia che possedeva il Presepe vi abitava vicino.

La Basilica dei SS. Cosma e Damiano e il presepe sono visitabili tutti i giorni con orario 10.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Per info e approfondimenti: Sito Web Basilica SS. Cosma e Damiano

Il Bambinello dell’Ara Coeli, “Er Pupo de Roma”

Eretta sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta nel VI secolo, la Basilica di Santa Maria in Aracoeli sorge sulla cima più alta del Campidoglio. E’ una delle più antiche chiese del Natale a Roma. Il suo nome trae origine da una leggenda secondo la quale una sibilla avrebbe predetto ad Augusto la venuta del figlio di Dio dicendo “Haec est ara filii Dei”, ovvero “Questa è l’ara del figlio di Dio”: da qui il nome di Ara Coeli.

Le curiosità non finiscono qui e ci portano ad un’altro monumentale presepe romano, custodito nella seconda delle 25 cappelle a sinistra percorrendo la navata centrale. Spicca la grandiosa Gloria del padre di F. Codogno (1828) e le statue a grandezza naturale del 1858. Al centro del presepe un bambino vestito da re. È il Santo Bambino dell’Ara Coeli, ritenuto una delle icone più sacre di Roma, miracolosa e in grado di guarire i malati più gravi. La statua originale del Santa Bambino (rubata nel 1994), alta sessanta centimetri, fu scolpita secondo la tradizione da un Francescano nel legno d’olivo dell’orto del Getsemani alla fine del Quattrocento. Ogni anno la notte del 24 Dicembre il “pupo”, così viene chiamato affettuosamente dai romani, lascia la sua cappella dove è custodito e viene portato tra le braccia di Maria. Rimarrà lì fino al 6 gennaio per accogliere i Re Magi. Davanti al presepe dell’Aracoeli i bambini da tradizione recitano poesie. In questo antico presepe ci sono due personaggi veramente insoliti legati alla tradizione della chiesa. Si tratta di Augusto e della Sibilla Tiburtina, posti a ricordo della leggenda medioevale secondo la quale, come già si diceva, la chiesa sarebbe stata edificata in seguito alla profezia ricevuta dal primo imperatore di Roma. Sant’Antonio da Padova, in un sermone per l’Epifania, parla di questa tradizione scrivendo:

“Si racconta che Ottaviano Augusto, su indicazione della Sibilla, abbia veduto in cielo una vergine, gravida di un figlio e che da allora vietò che lo chiamassero Signore, perché era nato “il Re dei re e il Signore dei signori” (Ap 19,16).

Tuttavia ciò che rende assolutamente speciale “er Pupo” è la sua missione: il Bambinello viene portato a chi ne fa richiesta, specie ai malati. Nel XIX secolo usciva in carrozza, in seguito in automobili cardinalizie. Il Bambinello viaggia ancora oggi. Si reca soprattutto presso le parrocchie che ne fanno richiesta. Nel giorno dell’Epifania, si rinnova un’altra antica tradizione. Il Bambinello dell’Ara Coeli viene portato in processione dalla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli (sul Campidoglio) per benedire simbolicamente Roma e i suoi fedeli

Altre curiosità e storie attorno all’antica chiesa:

Intorno all’anno Mille la basilica divenne abbazia benedettina, per passare successivamente ai frati minori, che tuttora la officiano e che la ristrutturarono, conferendole l’attuale aspetto romano-gotico. Dire che l’Aracoeli sia una chiesa profondamente romana è dovuto anche alla sua storia. Nel Medioevo la basilica divenne una sorta di nuovo foro di Roma. Da qui, Cola di Rienzo parlava al popolo. Qui fu laureato Poeta Francesco Petrarca. Fu il tribuno Cola di Rienzo a inaugurare la monumentale scalinata di 124 gradini, che presto divenne una vera e propria Scala Santa. La scalavano in ginocchio le zitelle in cerca di marito, le donne che volevano un figlio, le mamme che chiedevano latte per i propri figli, e anche chi desiderava vincere al Lotto. Nella prima cappella a destra, affrescata dal Pinturicchio intorno al 1486, è raffigurato il racconto della vita e dei miracoli di San Bernardino da Siena, la cui canonizzazione ebbe inizio il 24 maggio del 1450 proprio dall’Aracoeli, con una solenne processione verso la basilica di San Pietro. Durante l’occupazione francese e la Repubblica del 1797, la chiesa venne sconsacrata e adibita a stalla. Venne riabilitata alla fine della Roma napoleonica, ma dopo il 1870, riuscì a salvarsi a stento dai lavori di demolizione per la costruzione del Vittoriano, dal quale oggi appare schiacciata.

La Chiesa di Santa Maria in Via – la piccola Lourdes e il suo presepe in stile romano

La chiesa di Santa Maria in Via, chiamata dai Romani la “piccola Lourdes” perché conserva un pozza da cui sgorga acqua miracolosa, di presepi né vanta addirittura 2. Un pregevole Presepio Napoletano del ‘700, creazione allestita da uno degli ultimi maestri presepari, Nicola Maciariello, che si può ammirare tutto l’anno. Inoltre, dal 1950 viene allestito un secondo presepio rigorosamente “Romano”, riprendendo una tradizione interrotta nel XIX sec. Ambientato nella Roma dell’800 e realizzato dall’Associazione Amici del Presepio, sostituisce le vedute del golfo di Napoli e del Vesuvio con ambientazioni della Roma preunitaria traendo ispirazione da artisti del XIX e XX sec. come Ettore Roesler Franz. Altra particolarità del presepe: le tre scene che compongono l’evento si alternano. La ricerca dell’alloggio viene allestita dall’8 al 24 dicembre, la Natività dal 25 dicembre al 5 gennaio, l’Epifania dal 6 gennaio al 2 febbraio.

Roma vanta una forte tradizione dell’arte presepiale. Già dal ‘600 la nobiltà romana commissiona ad artisti famosi come il Bernini, del quale si ricorda un presepe realizzato per il Principe Barberini, la realizzazione di sontuose opere, in linea con il gusto del tempo. Anche il ‘700 mantiene viva la tradizione dei presepi nelle case patrizie, nelle chiese e nei monasteri. L’uso del presepe natalizio, in precedenza spettacolo riservato ai benestanti, si estese ad inizio ottocento ad artigiani e piccoli imprenditori. Non solo dunque presepi allestiti nei conventi e nelle chiese (come quello famoso dell’Aracoeli) né solo presepi ospitati nei palazzi signorili, come quelli del principe Boncompagni Ludovisi o dei Borghese. I presepi si diffondono a livello popolare grazie agli stampi di innumerevoli serie di statuine in terracotta modellate da artigiani figurinai tra i quali anche Bartolomeo Pinelli, famoso in seguito come pittore della Roma del suo tempo.

Nel presepe romano più usuale, il paesaggio agreste fa da sfondo alla grotta in sughero, sovrastata da un tripudio di angeli in volo sulle nuvole, disposti in nove cerchi concentrici con la Natività al centro. La scena è più povera, sia nella rappresentazione dei personaggi, pastori con le greggi e contadini al lavoro con i loro animali, sia nelle architetture, casali rustici e locande, scorci di campagna con pini e ulivi, antiche rovine, archi e acquedotti, tipici del paesaggio romano rappresentato. A partire dalla seconda metà del novecento, l’ambientazione cambia e vengono proposte zone caratteristiche della Roma sparita, demolite per far posto all’urbanizzazione di Roma capitale, ma conservate al ricordo dagli acquerelli dell’artista Ettore Roesler Franz.

Il presepe del Re al Mat

Uno dei più splendidi presepi napoletani a Roma si trova al Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari (Mat) allestito da uno degli ultimi maestri presepari, Nicola Maciariello, attingendo alle oltre duemila statuette di personaggi e pastori raccolte agli inizi del Novecento da Lamberto Loria e conservate nel museo. Si chiama «Presepe del Re», in omaggio a Carlo III di Borbone che nel Settecento diede grande impulso a questa tradizione. Sui 35 metri quadri dello «scoglio» — così è chiamato dai napoletani il complesso delle strutture architettoniche e paesaggistiche del presepe — sfilano califfi, mercanti, nobili, guerrieri e oltre duecento pastori, in un microcosmo dall’umanità multiforme arroccato tra scale, vie, piazze, mercati e antiche botteghe.

Il Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” nel 2016 è confluito nel nuovo “Museo delle Civiltà”. Le sue straordinarie collezioni sono dedicate alle Arti e Tradizioni Popolari Italiane.

PALAZZO DELLE
ARTI E TRADIZIONI
POPOLARI

Piazza Guglielmo Marconi, 8
ROMA – EUR

ORARI DI APERTURA

Martedì-Domenica
ore 8.00 – 19.00
(ultimo ingresso ore 18.30)

Museo tipologico internazionale del presepio “Angelo Stefanucci”

La Roma presepiale vanta alcune tra le collezioni più pregiate al mondo. Una su tutte quella permanete raccolta nel Museo Tipologico internazionale del Presepio «Angelo Stefanucci», ospitato nei sotterranei della Chiesa dei Santi Quirico e Giuditta.

Il Museo, fondato nel 1967, occupa circa trecento mq., suddivisi in tre navate, nei locali sottostanti la Chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta, ai Fori Imperiali. A un livello ancora sottostante, è visibile, con accesso dal Museo stesso, la piccola abside affrescata della originaria Chiesa protocristiana (VI-VII sec).  

Il Museo nacque grazie all’allora Presidente, e fondatore, dell’Associazione Angelo Stefanucci, che donò gran parte della sua raccolta di presepi di tutto il mondo: intorno a quel primo nucleo di opere, col tempo si sono raccolte centinaia di presepi. I pezzi sono più di 3000, provenienti da tutte le regioni italiane e da decine di nazioni. Sono esposti presepi in cartapesta leccese, terracotta siciliana, legno, ceramica, vetro, madreperla, pietra, carbone, panno, marzapane, uova, foglie di mais ecc. Tra i presepi scenografici, da citare, oltre ad un grande presepio in stile settecentesco napoletano, diverse opere della scuola catalana del gesso, nonché dei più noti “Maestri” del presepio italiani e stranieri.

Museo tipologico internazionale del presepio “Angelo Stefanucci”

Via Tor De’ Conti – 00184 Roma (RM)

06 6796146 – informazione@presepio.it

IL Presepe di Piazza di Spagna: dalle chiese ai spazi pubblici

Per gran parte dell’Ottocento, le statuine del presepe, dette “pupazzi” o “pupazzetti” a seconda delle dimensioni, si potevano acquistare nelle “baracche” di legno costruite prima di Natale in piazza Sant’Eustachio e, dopo il 1870, nella fiera mercato della Befana di piazza Navona, dove, nel 1953, nasce la tradizione del presepio allestito dal Comune di Roma. I personaggi che si trovavano in vendita nelle fiere natalizie venivano realizzati da esperti artigiani della terracotta. Il famoso incisore e pittore Bartolomeo Pinelli (1781-1835) si forma proprio in questo ambiente, istruito dal padre Giovanni Battista Pinelli, modellatore di statue sacre e ceramista. Il suo talento lo porta verso la pittura, il disegno e l’incisione. Bartolomeo Pinelli (1781-1835) è stato fondamentale nel creare e codificare l’immaginario della “romanità” popolare e pittoresca attraverso le sue centinaia di incisioni, che documentano usi, costumi, mestieri e personaggi (come il bullo “Meo Patacca”) della Roma dell’Ottocento, offrendo una visione vivida e iconica della vita quotidiana.

Sarà proprio questa narrazione della città di Bartolomeo Pinelli ad ispirare le scenografie dei due presepi creati dall’artista Angelo Urbani del Fabbretto (1903-1974) per il Comune di Roma. Il primo, in ordine cronologico, fu esposto nel 1956 in occasione della fiera della Befana di piazza Navona e poi collocato nel Museo di Roma in Trastevere, nella suggestiva galleria del primo piano, in cui sono ricostruite ambientazioni della Roma preunitaria. L’altro, più famoso, è il presepe che viene ancora oggi messo in opera a piazza di Spagna, inaugurato per la prima volta sulla scalinata di Trinità dei Monti in occasione delle festività natalizie del 1965. I due presepi vennero ideati da Urbani del Fabbretto in collaborazione con Vincenzo Confidati, come lui scenografo del Teatro dell’Opera di Roma. 

Anche il presepe di piazza di Spagna riproduce un caratteristico angolo della Roma papalina, animato da personaggi vestiti con abiti di foggia ottocentesca. La sacra natività, al centro della scenografia, è allestita sotto la tettoia di un edificio su cui campeggia in alto la scritta “Locanda”, ai lati di una schiera di casette intonacate di rosa arancio e di un fontanile a muro con mascherone. Sulla sinistra, una porta rinascimentale ad arco sormontata da uno stemma papale immette alla strada in cui si affaccia un’edicola sacra con baldacchino e il locale dell’osteria “dar Turco”. Sul lato opposto, dopo la bottega della “Friggitoria”, una tipica piazzetta con la statua di Pasquino. Sulla piazza, sull’angolo di un edificio medievale con bifora, è apposta invece una targa settecentesca di Monsignore Presidente delle Strade con il divieto di gettare i rifiuti, realmente esistente a Trastevere in vicolo della Luce e di cui viene trascritto con precisione il testo dell’epigrafe. Un luogo della città molto pittoresco rimasto intatto, dipinto in passato da Ettore Roesler Franz (1845-1907), altro grande pittore della Roma Sparita

Da allora, il presepe continua ad essere allestito ogni Natale. Da qualche anno non si trova più sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma sulla piazza dal lato di via del Babuino.

A causa del deperimento dei materiali, la scenografia è stata sostituita nel 1988 da una copia identica realizzata dalla “Ditta Felice Romolo” di Roma e i personaggi in cartapesta dalle botteghe leccesi “I Messapi” e “De Tommasi”. Queste due botteghe artigianali per la realizzazione delle statuine hanno dovuto attenersi alle indicazioni ricevute dal Comune di Roma, ovvero di rispettare la tradizione presepiale per l’esecuzione delle figure sacre e di “studiare” le scene e i personaggi rappresentate nelle opere del Pinelli per la creazione delle figure del popolo

Il presepe romano di ambientazione ottocentesca al Museo di Roma in Trastevere

Il presepe conservato nel Museo di Roma in Trastevere con le statuine in cartapesta di Angelo Urbani del Fabretto, si ispira alle scene di vita popolare rappresentate nei disegni da Bartolomeo Pinelli. Di dimensioni inferiori rispetto a quello di piazza di Spagna riproduce un angolo della vecchia Roma tra i rioni Parione e Ponte, nei dintorni di via del Corallo, come suggerisce una targa stradale collocata sullo sfondo. La scena sacra è rappresentata al centro, protetta da una tettoia posta al di sotto di un rudere sostenuto da una colonna corinzia. Intorno ci sono vecchie case, antiche botteghe animate da artigiani e gente del popolo. Alcuni borghesi in tenuta da viaggio sulla destra sono appena usciti dall’albergo, sulla cui facciata illuminata da una mensola a gas si legge la scritta: “Locanda del Sole. Cavalli da posta freschi a tutte l’ore. Er loco er pranzo cena e colazzione 50 bajocchi al dì”. Interessante la descrizione del servizio offerto dalla locanda, la cui denominazione “del Sole” evoca ancora oggi il nome di uno dei più antichi alberghi presenti a Roma in piazza della Rotonda.

Il Museo di Roma in Trastevere conserva anche le cosiddette Scene romane, scenografie a grandezza naturale rappresentanti aspetti della vita popolare romana dell’Ottocento, progettate per la grande Esposizione Universale di Roma del 1911.

Ideate da Antonio Barrera e tratte dalle stampe del Tomas, le Scene romane riproducevano il Saltarello romanesco, l’Osteria e lo Scrivano Pubblico. I materiali documentari e i criteri espositivi utilizzati nell’allestimento delle scenografe erano gli stessi proposti in occasione della Mostra del Costume promossa dalla Provincia di Roma e inaugurata nel 1927 a Palazzo Valentini.

In seguito vennero realizzate da Orazio Amato (1884-1952), con gli stessi criteri delle prime, le scene dei pifferai, del carro a vino, della portantina e della farmacia.

Il Museo di Roma in Trastevere ha sede in Piazza Sant’Egidio, in una sezione del complesso che fu il Monastero delle Carmelitane Scalze.

Museo di Roma in Trastevere

Piazza Sant’Egidio 1/b – 00153 Roma

Orario

Dal martedì alla domenica ore 10.00-20.00 
24 e 31 dicembre 10.00-14.00
1° gennaio 2025 dalle 11.00 alle 20.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Giorni di chiusura
Lunedì, 1 maggio e 25 dicembre

Call center 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Email bstrastevere@zetema.it