Febbraio 17, 2026

Autentico gioiello del barocco romano: la Galleria Colonna 

Palazzo Colonna è uno dei più grandi e antichi palazzi privati di Roma.
La sua costruzione inizia nel XIV secolo per volere della famiglia Colonna, che vi risiede stabilmente da otto secoli.
La famiglia Colonna risale al XII secolo e proviene dal paese di Colonna, nei pressi di Roma, da cui prende il nome.

La storia di questa maestosa dimora storica, situata a pochi passi da piazza Venezia, iniziò nel XIV secolo per volere della famiglia Colonna, la cui dinastia risale al XII secolo e che, da  otto secoli, vi risiede stabilmente.

Per portarne a termine la costruzione ci vollero ben cinque secoli e il risultato finale fu una sorprendente sovrapposizione di stili architettonici, ognuno dei quali rappresenta l’epoca di appartenenza.

Dal 1300 al 1500, Palazzo Colonna aveva l’aspetto di una fortezza. Oddone Colonna, che l’11 novembre 1417 venne eletto papa con il nome di Martino V, lo destinò a Sede Pontificia e vi abitò dal 1420 fino alla morte, nel 1431. Fu nelle sue immense sale che, in soli dieci anni, Martino ideò e realizzò il grande piano di rinascita culturale, urbana e amministrativa di cui Roma aveva bisogno dopo il tormentato periodo della cattività avignonese e dell’incertezza causata dallo Scisma d’Occidente.

Nel 1527, le truppe dell’Imperatore Carlo V invasero la città, devastando e saccheggiando gran parte dei palazzi patrizi delle preziose opere che contenevano, e poi dandoli alle fiamme. Palazzo Colonna fu tra i pochi edifici a non subire la stessa sorte, dati i buoni rapporti della famiglia con l’Imperatore; anzi, fu un rifugio sicuro per oltre tremila romani.

Nel corso del 1600, l’architettura del Palazzo venne completamente rivoluzionata e trasformata: da austera fortezza, Palazzo Colonna divenne uno splendido palazzo barocco, grazie all’opera portata avanti da tre generazioni della famiglia. I principali fautori del cambiamento furono Filippo I, il Cardinale Girolamo I e Lorenzo Onofrio che si rivolsero ai i migliori e più famosi architetti e artisti sulla piazza, tra cui Gian Lorenzo Bernini, Antonio del Grande, Carlo Fontana e Paolo Schor.

Risale allo stesso periodo anche la costruzione della straordinaria Galleria Colonna, autentico gioiello del barocco romano, la cui facciata si estende per oltre 70 metri su Via IV novembre. Oltre ai prestigiosi appartamenti del Palazzo, tra cui spicca quello ancora intatto della Principessa Isabelle, la Galleria ospita le inestimabili collezioni d’arte che la famiglia Colonna ha raccolto e tramandato nei secoli. Tra le opere di maggior rilievo emergono i capolavori di artisti italiani e stranieri come Pinturicchio, Cosmè Tura, Carracci, Guido Reni, Tintoretto, Salvator Rosa, Bronzino, Guercino, Veronese e Vanvitelli, che operarono tra il Quattrocento e il Seicento.

L’attuale edificio è compreso in un vasto isolato che da piazza Santi Apostoli arriva fino a Via della Pilotta, dove, mediante quattro archi-cavalcavia si collega al giardino di Villa Colonna. Dalla Galleria, inoltre, si può ammirare il bel giardino privato del Palazzo, che sorge sulle rovine del Tempio di Serapide.

La Galleria Colonna

Autentico gioiello del barocco romano, la Galleria Colonna fu commissionata a metà del 1600 dal Cardinale Girolamo I Colonna e dal nipote Lorenzo Onofrio.
Fu poi inaugurata dal figlio di quest’ultimo, Filippo II, nel 1700.

Il progetto originario è dell’architetto Antonio del Grande; successivamente integrato, negli ultimi decenni del 1600, da Gian Lorenzo Bernini, Johan Paul Schor e Carlo Fontana.

Fin dall’inizio la Galleria è stata ideata come grande sala di rappresentanza per celebrare la vittoria nella battaglia di Lepanto del 1571. Il comandante della flotta pontificia, Marcantonio II Colonna, viene raffigurato in vari momenti, su tutta la volta della Sala Grande, nella Sala della Colonna Bellica e in quella dei Paesaggi.

L’affresco della volta sovrastante la Sala della Colonna Bellica è di Giuseppe Bartolomeo Chiari e raffigura la presentazione in cielo di Marcantonio alla Vergine. La sala prende il nome dalla colonna in marmo rosso posta su un piedistallo al centro della sala, che richiama lo stemma della famiglia. I relativi intarsi illustrano scene di vita della Roma antica. Tra i tanti capolavori artistici presenti nella sala, si segnala lo splendido dipinto del Bronzino raffigurante Venere, Cupido e Satiro. Altrettanto interessanti sono i tre grandi dipinti di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio raffiguranti La Notte, sopra il Bronzino, e, sulla parete opposta, L’Aurora, e Venere e Amore.

Sulla breve rampa di scale che scende verso la Sala Grande si trova una palla di cannone giunta esattamente nello stesso punto nel 1849, durante il periodo della Repubblica Romana. La palla fu sparata dal Gianicolo dall’esercito Francese agli ordini del Generale Oudinot, entrato da Porta San Pancrazio per soccorrere Papa Pio IX dagli insorti repubblicani, tra cui Mazzini, Armellini e Saffi, che occuparono per qualche mese il centro storico di Roma.

Ad adornare la volta della Sala Grande il ciclo di affreschi raffiguranti i diversi momenti della battaglia di Lepanto, mentre sulle pareti laterali è possibile ammirare quattro maestose specchiere, dipinte da Mario dei Fiori, Giovanni Stanchi e Carlo Maratta, nonché l’imponente successione di capolavori pittorici ad opera del Guercino, Salvator Rosa, Jacopo Tintoretto, Francesco Salviati, Guido Reni, Giovanni Lanfranco e molti altri. Passeggiando liberamente in questo splendido ambiente si potranno apprezzare i dipinti, le sculture e altri arredi preziosi. Tutto ciò rappresenta il cuore delle collezioni artistiche di famiglia, vincolate dal fidecommesso fin dal XIX secolo quale garanzia per la loro conservazione nel tempo. Tale condizione rende le opere inalienabili e indivisibili, indissolubilmente legate alle mura del Palazzo.

Oltrepassate le due maestose colonne rivestite in marmo giallo antico, ci si trova nella Sala dei Paesaggi, cosiddetta per i numerosi dipinti a soggetto campestre, opera di Gaspard Dughet. La volta, raffigurante un’allegoria della battaglia di Lepanto, è stata dipinta alla fine del ‘600 da Luca Giordano e Sebastiano Ricci. Il grande scrigno in ebano e avorio, opera dei fratelli tedeschi Steinhart, raffigura scene dall’Antico e dal Nuovo Testamento e, nella parte centrale, riproduce il Giudizio Universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina in Vaticano. Sulla parete opposta è collocato uno scrigno in legno di sandalo e pietre dure raffigurante una villa romana dell’epoca.

Procedendo nella visita, si accede alla Sala dell’Apoteosi di Martino V dove è possibile ammirare la grande tela di Benedetto Luti posta al centro del soffitto, raffigurante la presentazione in cielo del Papa di famiglia. In questa sala sono esposti importanti capolavori: Il Mangiafagioli di Annibale Carracci è tra i più famosi e rappresenta il pasto di un contadino del XVI secolo. Quest’opera ha certamente ispirato, dopo tre secoli, pittori impressionisti come Van Gogh e Degas. Sopra questo dipinto è collocata una pregevole tavola del Bronzino, raffigurante la Madonna con il Bambino assopito, S. Anna e S. Giovannino. Alla destra del camino, in alto, il dipinto di Perin del Vaga raffigurante S. Giuliano l’ospitaliero e, in basso, il Ritratto del compositore Adrian Willaert alla spinetta, di Jacopo Tintoretto. Sulla parete centrale, il Tempo rapisce la Bellezza del Cavalier d’Arpino, il Ratto d’Europa di Francesco Albani, S. Girolamo penitente nel deserto del Perugino e la Sacra Famiglia con San Sebastiano, San Girolamo e la Maddalena di Paris Bordone. E ancora, la Madonna Incoronata di Andrea del Sarto, l’Autoritratto con cammeo e la Resurrezione di Lazzaro di Francesco Salviati. Sopra la seicentesca consolle romana, un busto in marmo di Carrara del Cardinale Girolamo I Colonna, committente della Galleria, eseguito da Orfeo Boselli alla metà del 1600. E infine, sulla sinistra, un pregevole dipinto di Jacopo Tintoretto, raffigurante Onofrio Panvinio, uno storico agostiniano molto conosciuto nella sua epoca; sulla destra Il Gentiluomo di Paolo Veronese.

La successiva Sala del Trono è dedicata al Papa di famiglia, Oddone Colonna, eletto Sommo Pontefice l’11 novembre 1417 nella ricorrenza di San Martino, e che per questo motivo scelse il nome di Martino V. Durante il suo pontificato, che durò fino al 1431, Papa Martino V dimorò stabilmente a Palazzo Colonna, che fu pertanto per circa dieci anni Sede Pontificia. Il trono rivolto al ritratto papale era riservato alle visite dei Papi, che fino al 1870 usavano di tanto in tanto visitare i Palazzi delle antiche famiglie del patriziato romano. Ai lati del ritratto del Papa sono collocati due piccoli ritratti raffiguranti Marcantonio II Colonna, trionfatore a Lepanto, e sua moglie Felice Orsini, ad opera di Scipione Pulzone; sulla stessa parete si trovano anche i due dipinti più antichi della Collezione, la Madonna con Angeli di Stefano da Verona, del XIV secolo, e la Crocifissione di Jacopo Avanzi, anch’essa del 1300.

Nella Sala dell’Arazzo è possibile ammirare il grande arazzo seicentesco di manifattura italiana raffigurante La Regina Artemisia esamina il progetto per la tomba del marito Mausolo. Inoltre, molti dipinti di squisita fattura, tra cui La strage degli innocenti di Jacopo del Sellaio, La riconciliazione di Esaù con Giacobbe di Peter Paul Rubens e bottega, e l’Ecce homo di Francesco Bassano il Giovane.

La successiva Sala Gialla, o sala d’ingresso all’Appartamento Galleria dall’interno del Palazzo, mostra affreschi parietali eseguiti dai fratelli Giuseppe e Stefano Pozzi, autori del corredo figurale, e da Giovanni Angeloni, per i paesaggi ed ornamenti, e furono realizzati all’incirca nella metà degli anni Cinquanta del Settecento. Essi rappresentano vedute ideali di ville, con scenografici effetti a trompe-l’oeil, come le due ghirlande di stucco a rilievo che raccordano l’affresco della volta.

Attraverso due porte si accede alla Sala della Cappella che conserva alcuni arazzi della serie della regina Artemisia realizzati dalla Manifattura di Parigi, Boulevard St. Marcel e datati ai primi anni del XVII secolo.

Interessanti anche i dipinti, tra cui spicca la Resurrezione di Cristo e di alcuni esponenti della famiglia Colonna alla fine dei tempi di Pietro da Cortona. Presenti in sala anche L’Angelo Custode e il Mosé con le tavole della legge del Guercino. Da notare infine il lampadario, il più grande del palazzo, realizzato a Murano nel XVIII secolo.

All’interno della piccola cappella di famiglia si trovano, sopra l’altare, il crocifisso ligneo di Giuliano da Sangallo e una Sacra Famiglia di Giuseppe Bartolomeo Chiari, mentre sulla destra, una Deposizione di Paolo Farinati (XVI secolo). Sulla sinistra, la vetrata del XIX secolo raffigurante la traslazione del corpo della Beata Margherita Colonna da Castel San Pietro alla chiesa romana di San Silvestro in Capite (1283).

Riattraversando la Sala Gialla, si passa all’attigua Sala dei Primitivi. Qui è conservato un maestoso arazzo francese dei primi del ‘600, anch’esso di manifattura parigina – Boulevard St. Marcel – raffigurante La Regina Artemisia che assiste alla lezione di equitazione di suo figlio Lygdamis. La sala ospita inoltre una notevole collezione di dipinti, prevalentemente a soggetto sacro, collocabili tra il XV e il XVII secolo. Tra i tanti, due piccole tavole del celebre artista ferrarese Cosmè Tura raffiguranti rispettivamente La Madonna col Bambino (detta anche Madonna dello Zodiaco per i segni zodiacali raffigurati sullo sfondo) e La Vergine annunciata; il Sant’Agostino di Carlo Crivelli, la Madonna con Bambino e Santi di Jacopo Palma il Giovane, i due dipinti di Pietro Alemanno con Sant’Antonio Abate e un Santo Vescovo, i due Bernardino di Mariotto con L’Adorazione dei pastori e Cristo fra i dottori, le due piccole tavole, dipinte dal cosiddetto Maestro della Predella Colonna, raffiguranti La Nascita della Vergine e Due Donatori inginocchiati in un paesaggio.

Le pregevoli tappezzerie iberiche “all’indiana” della metà del XVII secolo adornano le pareti della successiva Sala dei Ricami, tessute con la tecnica del filo d’oro e seta. Il baldacchino centrale riporta gli stemmi Colonna e Pamphilj, ricordando così le nozze tra Filippo II, figlio primogenito di Lorenzo Onofrio e Maria Mancini Mazzarino, e Olimpia Pamphilj, avvenuto nel 1697.

Da questa sala si accede ad un piccolo vestibolo, con pareti di specchi, affrescato nella metà del XVIII secolo, che ci ricollega alla Sala dell’Apoteosi di Martino V.

Dove la Principessa Isabelle riceveva la Regina Elisabetta

A Palazzo Colonna si conserva l’appartamento della principessa Isabella esattamente com’ era quando lei era ancora in vita.

Isabelle Colonna, nata Sursock, famiglia di origine bizantina stabilitasi in Libano dal diciassettesimo secolo, si innamorò del Principe Marcantonio, che la portò in Italia, dove seppe inserirsi con successo nella società romana, all’ epoca alle prese con  l’ ascesa di Mussolini.

Qui è possibile ritrovare la stessa atmosfera raccolta, la stessa cura nei dettagli e l’ attenzione a non spostare le foto di famiglia, accanto alla celebre collezione che raccoglie ben trentasette vedute di Vanvitelli.

E non è l’ unico primato di questi ambienti, che si trovano nel piano terreno del palazzo sorto sulle fondamenta dell’ antico Tempio di Serapide.

Una delle poche tracce del santuario romano è un coccodrillo in porfido, che accoglie il visitatore all’ inizio di quella sequenza di saloni dove si sono alternati

celebri artisti come il Pinturicchio, il Pomarancio e il Cavalier Tempesta.

Il pavimento dell’ appartamento è solo in parte quello antico “ alla veneziana “, visibile nella Sala della Fontana; in tutti gli altri saloni, infatti, la Principessa ha sostituito il rivestimento tradizionale con marmo orientale.

Il Padiglione Pio

Il Giardino sul colle del Quirinale

L’ampio giardino che si presenta al visitatore uscendo dal ponte della Galleria deve il suo aspetto attuale a numerosi interventi di sistemazione realizzati dalla famiglia Colonna a partire dal XIII secolo.

Nel medioevo, le pendici del colle del Quirinale rivestivano infatti una rilevante importanza strategica, per cui i Colonna costruirono le loro prime abitazioni fortificando tutta l’area oggi compresa tra Palazzo Colonna e il giardino stesso.

Anticamente, l’intera zona era caratterizzata dalla presenza di resti monumentali di un grandioso tempio, risalente al III secolo d.C., denominato Tempio del Sole, tempio di Serapide e, da studi più recenti, Tempio di Settimio Severo dedicato a Ercole e Dionisio.

Intorno al 1710, Filippo II Colonna (1663-1714) fece edificare dall’Architetto Alessandro Specchi i ponti di collegamento tra il Palazzo e il giardino e l’edicola con le tre statue: al centro quella di Marcantonio Colonna, vincitore alla Battaglia di Lepanto (1571); ai lati Fabrizio e Prospero Colonna.

Procedendo nella visita, si costeggia Via della Pilotta ed è visibile sullo sfondo il grande edificio della Pontificia Università Gregoriana, costruita nel 1930, che fiancheggia il lato occidentale del giardino.

Alberi di magnolie, piccole siepi di bosso, grandi siepi all’italiana, composte da piante di lauri, pitosfori, lecci e bossi, vasi di pitosfori, piante grasse e bossi delimitano il percorso.

Il Cardinale Ascanio Colonna (1560-1608) promosse la sistemazione dei terrazzamenti della collina e l’edificazione del grande ninfeo con la mostra d’acqua, posta al centro delle due scale di accesso alla parte superiore del giardino. Il progetto è dell’Architetto Girolamo Rainaldi, il quale completò i lavori sotto la supervisione di Filippo I Colonna (1578-1639), marito di Lucrezia Tomacelli (1576-1622), da cui gli stemmi sulle balaustre delle scale in peperino.

Statue antiche e vasi di agrumi decorano la cascata d’acqua. Nella seconda metà del XX secolo venne realizzata la decorazione a mosaico disegnata dall’Arch. Tommaso Buzzi e realizzata dalla Ditta Medici.
Tra la prima e la seconda rampa del livello superiore si possono ammirare tre sarcofagi romani (III sec. d.C.) e, dalla terrazza superiore, si gode una splendida veduta sul centro di Roma. In un angolo si trovano due grandi frammenti del predetto tempio severiano (III sec. d. C.).

Nel corso dei secoli, sono documentate nel giardino Colonna presenze illustri, tra le quali Petrarca, Michelangelo, Bernini.

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